FAQ

Tecnologie

Si tratta di materiali impermeabilizzanti mono o multicomponenti che vengono applicati in uno o più strati uniformi mediante l’utilizzo di rullo, pennello, spatole o sistemi a spruzzo. Una volta posate in opera le quantità necessarie per ottenere lo spessore minimo richiesto, il materiale sviluppa, tramite reazioni di polimerizzazione, evaporazione o reticolazione, una membrana impermeabile continua, priva di giunti, con i requisiti idonei a soddisfare le azioni di progetto e di esecuzione di un’opera in copertura.

Il sistema impermeabilizzante è costituito dal prodotto impermeabilizzante applicato liquido, unitamente a elementi accessori che possono essere impiegati, quali primer (o promotore di adesione), strato di controllo della diffusione del vapore, armatura di rinforzo, accessori del sistema per realizzazione di dettagli, il top coat, ovvero lo strato protettivo finale che ha la finalità di migliorare la resistenza, la durata e anche l’aspetto estetico della superficie.

Esistono molte tipologie di impermeabilizzanti liquidi. La ricerca e l’innovazione hanno portato ad avere sul mercato diverse tipologie di impermeabilizzanti liquidi variabili per natura chimica, caratteristiche tecniche, campo di applicabilità, ecc. Le possibilità di realizzazione, dunque, sono molteplici e rendono gli impermeabilizzanti liquidi estremamente versatili in un mercato alla ricerca di soluzioni sicure e prestazionali.

La differenza è data dal numero di componenti di cui è composto il prodotto impermeabilizzante: mentre i prodotti monocomponenti sono pronti all’uso e polimerizzano a contatto con l’aria o per evaporazione dell’acqua o del solvente, nei prodotti bicomponenti la polimerizzazione viene innescata dalla reazione dei componenti stessi e dunque la miscelazione rappresenta una parte importante del procedimento di posa. Quando si parla invece di multicomponenti solitamente si fa riferimento a prodotti che contengono al loro interno anche un terzo componente come sabbia di quarzo (carica), fibre o altri agenti additivanti. In questo caso ai due componenti viene miscelato il terzo per ottenere il prodotto da applicare in sito.

Ogni tipologia di sistema impermeabilizzante, preformato o liquido, ha caratteristiche specifiche che il progettista o l’applicatore possono opportunamente valutare in base alle condizioni progettuali. La scelta di intervenire nelle opere di impermeabilizzazione mediante prodotti liquidi comporta diversi vantaggi. Per esempio, da un punto di vista progettuale la possibilità di realizzare sistemi impermeabili in totale adesione e su elementi di diversa natura, soprattutto su supporti caratterizzati da geometrie complesse. Importante inoltre, la possibilità di intervenire su un rifacimento senza rimozione e demolizione della stratigrafia esistente, mitigando costi e impatto ambientale. Dal punto di vista dell’applicazione, la possibilità di realizzare impermeabilizzazioni continue, senza giunzioni e sovrapposizioni e con nessuna necessità di utilizzo di fiamme libere.
Da non trascurare anche i vantaggi per la manutenzione durante la vita utile della copertura mediante una Maggiore facilità nell’identificazione di punti di critici e la possibilità di intervenire sulla specifica zona in modo facile e veloce.

I sistemi di drenaggio e protezione vengono impiegati tipicamente nella realizzazione di coperture verdi o di fioriere ed aiuole. In questo ambito l’impiego di impermeabilizzanti liquidi permette un grande vantaggio di flessibilità in fase di posa, andando a seguire pedissequamente anche forme complesse, sfiati, scarichi e ogni dettaglio presente in copertura. Il sistema di drenaggio può fungere anche da protezione meccanica, andando a separare le sollecitazioni che lo strato di terreno può creare. In questi casi la scelta del prodotto più indicata sarà quella di sistemi dotati di additivi antiradice che possano mantenere dunque le prestazioni nel tempo in questa tipologia di realizzazioni.

Famiglie chimiche

Sul mercato sono presenti diversi impermeabilizzanti liquidi. Le famiglie più comuni possono essere:

Impermeabilizzanti poliuretanici, a base appunto di resine poliuretaniche di tipo aromatico o alifatico. La differenza risiede principalmente nella durabilità rispetto all’esposizione ai raggi UV. Possono essere sia di tipo monocomponente che di tipo bicomponente.

Impermeabilizzanti cementizi, modificati con polimero per conferire impermeabilità ed elasticità al sistema. Anche di questa famiglia ne esistono sia mono componenti che bicomponenti.

Emulsioni e dispersioni base acqua e base solvente, che induriscono per evaporazione dell’acqua o del solvente in esso contenuti. Fanno parte di questa categoria diversi impermeabilizzanti a base bituminosa e/o a base di polimeri ed elastomeri.

PMMA, polimetilmetacrilato, sono materiali tipicamente multicomponente, ottenuti dalla polimerizzazione di due componenti ai quali può essere aggiunta ad esempio una carica.

Poliurea, solitamente applicata a spruzzo e ottenuta dalla miscelazione in sito di due componenti tramite una apposita apparecchiatura 

Ibridi, materiali che combinano le caratteristiche tecniche di due o più famiglie di impermeabilizzanti.

Prestazioni

I fattori principali sono: la corretta scelta del sistema da applicare per la destinazione d’uso oggetto dell’intervento, la preparazione del supporto, la corretta messa in opera e un’idonea manutenzione.

La corretta scelta del sistema è fondamentale in quanto, ad esempio, per una copertura dove l’impermeabilizzazione rimane “a vista”, sarà necessario scegliere un sistema con ottima resistenza ai raggi UV, alle intemperie ed all’invecchiamento.

La preparazione del supporto ricopre un ruolo importantissimo all’interno del processo di applicazione. Per fare un esempio, applicare un materiale liquido in totale adesione ad un supporto dove è presente sporco, è il modo migliore per creare un distacco. La corretta pulizia del supporto è una condizione necessaria per la corretta adesione del sistema che verrà applicato.

La corretta messa in opera prevede di impiegare i materiali e tutti gli accessori del sistema nel modo corretto, secondo le indicazioni previste dal produttore nel proprio manuale tecnico, rispettando la sequenza di posa, i consumi e i tempi di sovrapplicazione tra gli strati.

La manutenzione è un aspetto che spesso viene sottovalutato ma fondamentale per la durabilità di qualsiasi sistema impermeabile. Ad esempio, agenti atmosferici, danni causati da terzi o instabilità del supporto, possono generare nel sistema impermeabile applicato liquido tensioni o danneggiamenti. In questo caso una corretta manutenzione permette di intervenire celermente per ripristinare la continuità dell’impermeabilizzazione, garantendone durabilità.

Facendo nuovamente riferimento al quadro normativo italiano e comunitario, le risposte alla domanda in questione sono esattamente riportate nei 2 principali testi tecnici afferenti al mondo dei sistemi impermeabilizzanti liquidi: la UNI 11928-1 e la nuova EAD, precedentemente denominata ETAG 005. Le norme, infatti, riportano una serie di requisiti meccanici, fisici, chimici, resistenza al fuoco, e così via, da soddisfare o meno in funzione del grado di accessibilità della copertura: dalla copertura praticabile solo per ordinaria manutenzione, sino alle coperture cosiddette speciali, come le coperture Green Roof. Nello specifico, un sistema impermeabilizzante che sia anche praticabile dovrà sicuramente rispondere ai requisiti di idoneità di resistenza al punzonamento, usura, urto, nonché alla capacità di crack bridging richiesti, presenti nei rispettivi prospetti delle suddette norme. Il rack-bridging è la capacità di  una membrana impermeabile di resistere, senza rompersi, alla dilatazione di una fessura del sottofondo su cui è ancorata.

I tetti scuri o caratterizzati da materiali a bassa emissività hanno la tendenza ad assorbire eccesivo irraggiamento solare, causando effetti nocivi sia per l’ambiente che per la salute dell’uomo. Infatti, tali fenomeni producono un eccessivo aumento della temperatura all’interno degli edifici, un maggior uso dei condizionatori e, di conseguenza, una maggiore produzione e immissione di CO2 in atmosfera. Tutto ciò si traduce in un incremento della temperatura percepita nelle aree urbane, che prende il nome di “Effetto isola di calore”. I sistemi impermeabilizzanti liquidi ad alta riflettanza ed emissività solare (denominati “Cool Roof”) sono sempre più protagonisti nella progettazione e riqualificazione delle coperture, trasformandole in tetti freddi ad alta protezione dal calore. Questi materiali consentono sia la realizzazione di nuovi manti impermeabilizzanti sia, soprattutto, il ripristino funzionale ed energetico di quelli esistenti.

Ogni sistema ha le sue peculiarità e tra queste vi è un parametro fondamentale: la temperatura di esercizio. Realizzare ad esempio una copertura in ambiente montano, che deve resistere a forti gelate e temperature molto basse, prevede di impiegare un prodotto impermeabilizzante liquido che avrà una temperatura di esercizio molto bassa. Esistono diversi prodotti sul mercato con un ampio range di temperatura di esercizio che possono assolvere alla loro funzione sia in caso di gelo sia in caso di alte temperature.

I sistemi impermeabilizzanti liquidi per loro natura sono concepiti per poter essere posati in totale adesione al supporto, mantenendo un comportamento di tipo elastico in esercizio. Fenomeni meteorici come vento e grandine possono essere “previsti” grazie ai requisiti ottenuti da specifiche tecniche: la “laminazione vento”, presente nelle EAD 030350-00-0402, si riferisce alla capacità di un sistema di impermeabilizzazione di resistere alle sollecitazioni causate dal vento, in particolare alla pressione e alla depressione esercitate sulla superficie della copertura. Per quanto concerne la grandine, è possibile quantificare la capacità del manto impermeabilizzante di resistere all’impatto della grandine in funzione della scala Torro presa come riferimento in accordo alla EN 13583.

Anche in questo caso viene in aiuto il quadro normativo di riferimento: sia la UNI 11928-1 che la EAD 030350-00-0402 impongono l’obbligo di sottoporre i prodotti a test di invecchiamento ai raggi UV, al fine di poter indicare l’idoneità alla durabilità del manto di copertura. Il superamento dei requisiti richiesti può avvenire mediante l’utilizzo di prodotti impermeabilizzanti direttamente esposti alle radiazioni, oppure mediante l’utilizzo di finiture speciali a protezione del manto impermeabilizzante.

Nel settore delle costruzioni, la sostenibilità ambientale è diventata un driver tecnico, normativo e competitivo, elemento chiave anche per i sistemi impermeabilizzanti liquidi, sempre più utilizzati per interventi su coperture, terrazzi, strutture nuove o in fase di riqualificazione. È fondamentale quindi anche valutare eventuali confronti degli impatti ambientali tra il rifacimento e quindi la rimozione delle membrane impermeabilizzanti esistenti o la riqualificazione in loco delle stesse, mediante l’utilizzo di prodotti impermeabilizzanti liquidi. Vi sono, infatti, metodologie standardizzate per misurare e quantificare gli impatti ambientali e sulla salute umana generati da un prodotto, processo o servizio lungo tutto il suo ciclo di vita, dalla “culla” alla “tomba” — cioè dall’estrazione delle materie prime alla produzione, uso, manutenzione e smaltimento finale.

 Normative e Certificazioni

Nel mondo dei prodotti impermeabilizzanti liquidi vi sono diverse norme, ognuna con delle specifiche rivolte alle diverse tematiche della protezione delle opere: dalle coperture a vista alle opere interrate, dai terrazzi e balconi ai tetti giardino, e così via. La norma di riferimento in Italia che definisce requisiti e prestazioni per i prodotti impermeabilizzanti applicati liquidi e ne specifica le destinazioni d’uso è la UNI 11928-1. Secondo la norma, i prodotti impermeabilizzanti applicati liquidi, includendo un ampio spettro di formulazioni a base di resine reattive, dispersioni polimeriche o malte cementizie modificate, devono soddisfare requisiti prestazionali (fra cui durabilità, adesione, elasticità e classe di crackbridging) differenziati in base alla destinazione d’uso e alla vita utile prevista del sistema impermeabile. A livello europeo, esiste la EAD 030350-00-0402, precedentemente ETAG 005, che fornisce le linee guida per la marcatura CE, in conformità al regolamento UE 2024/3110 (ex regolamento UE 305/11) dei sistemi impermeabilizzanti liquidi per coperture. La Valutazione Tecnica Europea (ETA) è lo strumento che permette di conoscere i diversi parametri ed indicatori fondamentali della soluzione progettuale più idonea, come ad esempio la destinazione d’uso della copertura, pendenza della copertura, contesto climatico, eccetera.

ll comportamento al fuoco delle coperture riveste un ruolo cruciale nella progettazione e costruzione degli edifici, in particolare quando sono presenti pannelli fotovoltaici. In caso di coperture prive di prestazione nei confronti di un incendio esterno, i sistemi impermeabilizzanti liquidi possono garantire l’ottenimento della Prestazione Broof in conformità alla EN 13501-5. Questo aspetto diventa sicuramente un punto fondamentale per l’installazione degli impianti FV, ove spesso è richiesta la prestazione Broof al fine di poter gestire la valutazione del rischio, soprattutto quando si opera su coperture esistenti.

L’efficacia di un sistema impermeabilizzante applicato liquido può dipendere da diversi fattori:

Corretta scelta del sistema impermeabilizzante: in base alla destinazione d’uso della copertura deve essere impiegato un sistema che sia idoneo. Ad esempio, su una copertura dove verranno posti tavoli e sedie, dovrà essere impiegato un sistema con alta resistenza al punzonamento. O ancora su coperture piane, con pendenza del 1 % si possono formare diversi ristagni. Il sistema impermeabilizzante liquido deve essere in grado di sopportarli senza subire deterioramenti.

Corretta messa in opera, che consiste nella preparazione del supporto in maniera idonea, dalla realizzazione corretta dei dettagli come angoli, scarichi, ecc. e dall’applicazione della corretta quantità di materiale, nonché dal rispetto dei tempi di sovrapplicazione tra gli strati.

Corretta manutenzione, come ogni sistema di copertura durevole devono essere previsti interventi di manutenzione ordinaria, di pulizia della copertura, degli scarichi ed eventuali ripristini di danni occorsi nel tempo.

Progettazione

No. La ricerca e lo sviluppo in ambito chimico delle aziende produttrici del mondo dei sistemi impermeabilizzanti liquidi è sempre in continua evoluzione. Esistono, infatti, prodotti ove non occorre l’obbligo dei sistemi di rinforzo, come ad esempio prodotti fibrorinforzati, poiché il materiale/sistema possiede già i requisiti tecnici necessari a soddisfare le richieste progettuali in termini di resistenze meccaniche, fisiche, chimiche, eccetera. È chiaro che questo sarà sempre in funzione delle condizioni al contorno progettuali dell’opera, ove il progettista potrà eventualmente valutare l’ausilio di sistemi di armature da inserire nella stratigrafia.

Esistono impermeabilizzanti liquidi specificatamente formulati per avere queste caratteristiche. Solitamente l’effetto viene conferito grazie all’inserimento all’interno dell’impermeabilizzante liquido di cariche come sabbia di quarzo di varie dimensioni. In questo modo si aumenta il grado di scabrezza della superficie garantendo un effetto antiscivolo efficace anche in caso di pavimentazione bagnata.

Si. Talvolta viene sottovalutato l’effetto che si può avere in presenza di spinta negativa, anche detta controspinta, soprattutto nel caso di strutture a contatto con il terreno. In questo caso si genera una pressione anche sulla faccia “inferiore” dell’impermeabilizzazione. Esistono prodotti che resistono anche a questo tipo di sollecitazione e quindi vengono impiegati in presenza di pressioni sia positive che negative. In alternativa può essere impiegato uno strato di controllo dell’umidità, anche detto “barriera al vapore” dal mercato, che crea una barriera contro la spinta negativa. Tale barriera è costituita da un altro prodotto liquido specificatamente formulato per questo scopo. Sopra a questa barriera verrà poi applicato il prodotto impermeabilizzante liquido.

Campi di applicazione

Certamente. I sistemi liquidi vengono impiegati sia come impermeabilizzazione di coperture, terrazzi, ecc, sia come protezione per il calcestruzzo armato. La durabilità delle strutture è fondamentale sia per motivi di sicurezza, preservandone le prestazioni strutturali, sia in termini economici: più un’opera è durevole e minori saranno i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria nel tempo. In quest’ottica i prodotti liquidi, aderendo perfettamente alle superfici e seguendone pedissequamente le dilatazioni ed i movimenti, sono la soluzione ottimale per un risultato di qualità.

Terrazzi e balconi sono tipicamente le componenti di un edificio maggiormente esposte ai fenomeni di degrado, considerando in aggiunta lo stress fisico/meccanico dovuto alla loro destinazione di utilizzo. La natura chimica dei prodotti impermeabilizzanti liquidi consente di proteggere i massetti delle pendenze e al contempo di essere compatibile con gli adesivi utilizzati per la posa di pavimentazioni ceramiche. La norma EN14891:2017 definisce i requisiti minimi che un sistema impermeabilizzante liquido deve avere, al fine di poter essere direttamente posato al di sotto della pavimentazione di un terrazzo e di balcone.

Una delle più frequenti destinazioni d’uso dei sistemi impermeabilizzanti liquidi è senza dubbio il recupero e il rinnovo delle vecchie membrane bituminose prefabbricate in rotoli. Anziché rimuoverle e smaltirle, grazie all’ausilio delle proprietà multifunzionali dei suddetti sistemi, è possibile rinnovarne le proprietà impermeabilizzanti allungando in tal modo il ciclo di vita dei preesistenti rotoli bituminosi. Da un punto di vista economico, recuperare e rinnovare un manto impermeabilizzante preesistente, evitandone lo smaltimento, assicura di certo tangibili risparmi per i costi di rimozione e conferimento a discarica. Un reale vantaggio anche dal punto di vista ambientale. Resta, ovviamente, un punto cardine per la riuscita dell’intervento, la possibilità di preparare ed eventualmente ripristinare le criticità del manto bituminoso preformato esistente, prima della posa del sistema liquido in aderenza.

Sì. Impiegare un sistema liquido per impermeabilizzare terrazzi e balconi può evitare la rimozione della pavimentazione esistente. È importante valutare l’adesione della pavimentazione esistente e se essa è ancora ben ancorata si può procedere con l’applicazione di un sistema liquido. Il consiglio è chiaramente quello di impiegare prodotti che abbiano una forte resistenza al punzonamento e all’usura, di modo da poter appoggiare carichi puntuali come tavoli sedie e vasi senza pregiudicare la durata del sistema

Posa in opera

L’applicazione di un sistema liquido avviene in diverse fasi:

La prima operazione da effettuare è la preparazione del supporto che consiste, ad esempio, nella pulizia, nella sua regolarizzazione, o ancora nel suo consolidamento.

Successivamente vengono applicati gli accessori del sistema negli angoli, sugli scarichi, attorno a tubazioni a corpi passanti e dettagli in genere.

Una volta realizzati i dettagli viene applicato il prodotto a mezzo di un rullo, pennello, spatola oppure a spruzzo con appositi macchinari. Il prodotto può essere applicato in più mani, secondo le indicazioni del produttore e può essere inserita, nella prima mano, un’armatura di rinforzo che permette di uniformare i consumi di materiale e distribuire le tensioni e le deformazioni del sistema

È fondamentale: un sistema liquido viene applicato in totale aderenza al supporto e dunque la sua preparazione è il primo passo per avere un risultato ottimale. Un supporto sporco, o con parti in fase di distacco, influenzerà negativamente la corretta posa. Inoltre vanno considerate fessurazioni ed irregolarità presenti nel sottofondo stesso, che andranno regolarizzate prima della posa del prodotto liquido, secondo le indicazioni del produttore.

Tutte le tipologie di supporti sulle quali si posano i prodotti impermeabilizzanti liquidi devono essere sempre idonee ed eventualmente ripristinate prima della posa stessa del manto impermeabile. Tale assioma vale ovviamente per ogni tipologia di sistema impermeabile, che sia preformato o liquido. Al fine di controllare l’idoneità di posa del sistema impermeabilizzante liquido è necessario che la scheda tecnica del prodotto impermeabilizzante liquido riporti le informazioni riguardo ai parametri individuati all’appendice A della norma UNI11928-2. Trattando l’argomento umidità dei supporti, con la scelta di utilizzare prodotti e formulati liquidi, non vi è mai una soluzione unica e specifica alla problematica, bensì vi sono diverse soluzioni da poter scegliere, tipicamente in linea con le diverse formulazioni presenti sul mercato: prodotti aventi alta permeabilità al vapore acqueo, prodotti ibridi igro-innescati, formulati epossidici o epossi-cemento utilizzati come “freno” alla controspinta, sono solo alcune tra le diverse soluzioni che si possono scegliere per poter intervenire anche in tali contesti.

Data l’eterogeneità delle diverse tecnologie dei sistemi impermeabilizzanti liquidi presenti sul mercato, non è possibile dare una risposta uguale per tutti i sistemi. Il fattore comune che lega comunque tutti i prodotti liquidi è la loro versatilità. Per le tempistiche e tutti gli altri aspetti di posa, è sempre raccomandato consultare la scheda tecnica del produttore.

Tutti i sistemi impermeabilizzanti sia liquidi che preformarti richiedono il rispetto di una serie di prescrizioni preliminari che aiutano a non incorrere in criticità durante la fase applicativa. Riguardo i sistemi impermeabilizzanti applicati liquidi, le problematiche più comuni sono rappresentate da:

Non corretta preparazione del supporto: una pulizia non adeguata o una posa su un sottofondo con parti in fase di distacco può generare delle “bolle” di prodotto non adeso. In queste aree si possono creare fessurazioni o cavillature che minano la continuità dell’impermeabilizzazione stessa.

Condizioni ambientali e del supporto non corrette: temperatura, umidità dell’aria ed umidità del supporto influenzano la polimerizzazione /catalisi del prodotto applicato liquido. Un supporto troppo caldo può accelerare eccessivamente il processo e “bruciare” il prodotto, creando cavillature. Al contrario un supporto troppo freddo o troppo umido può rallentare eccessivamente la polimerizzazione. In questo caso anche la corretta scelta del prodotto svolge un ruolo fondamentale. 

Controllo dei consumi: applicare quantità di materiale non adeguate e non in linea con le prescrizioni delle schede tecniche dei produttori può creare aree dove lo spessore del film secco non sarà sufficiente. Al contrario applicare in mano unica troppo materiale può portare il prodotto a rimanere sempre morbido in alcuni punti, che saranno poi in futuro debolezze del sistema.

Errore di applicazione o non utilizzo di accessori e armatura: se il sistema li prevede, gli accessori devono sempre essere applicati, così come l’armatura di rinforzo. La loro mancanza o non corretta utilizzo possono causare punti di debolezza.

È doveroso, e inoltre utile, consultare sempre una scheda dati di sicurezza, SDS, per conoscere i rischi per la salute e per l’ambiente di un prodotto. Anche per quanto riguarda l’utilizzo dei prodotti impermeabilizzanti liquidi, la conoscenza di queste informazioni porta vantaggi non solo in termine di gestione del cantiere, ma anche utili per la progettazione: l’utilizzo di prodotti privi di rischio come l’infiammabilità, ad esempio, possono essere preferiti in contesti indoor o laddove inneschi accidentali possono costituire un ostacolo alla realizzazione della impermeabilizzazione. Allo stesso modo, prodotti a rapidissima essiccazione, come ad esempio i prodotti a base solvente, possono essere utilizzati in contesti in cui i fattori ambientali rigidi possono creare difficoltà di applicazione.

Manutenzione

La manutenzione di un sistema liquido è molto semplice. Prendiamo l’esempio di un danno accidentale come un foro frutto di un intervento successivo alla messa in esercizio della impermeabilizzazione che non è stato correttamente sigillato. Sarà sufficiente pulire l’impermeabilizzazione esistente e applicare nuovamente il prodotto sopra ad esso. Talvolta può essere consigliato anche l’impiego di un accessorio o di un primer per garantire la successiva adesione ma nella maggior parte dei casi il prodotto è compatibile con se stesso quando già essiccato.

È possibile, considerando alcune condizioni necessarie. Come per l’applicazione su un supporto cementizio, l’applicazione di un prodotto liquido su un altro preesistente prevede che quest’ultimo sia perfettamente adeso, pulito e non abbia subito lesioni tali da comprometterne la sua adesione al supporto. Una volta fatta questa analisi iniziale si può valutare la compatibilità del nuovo sistema con il precedente in essere, verificando se può essere applicato direttamente o previa applicazione di uno specifico primer.